Domus Libertas: una riscoperta edilizia

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Il progetto di Domus Libertas non va visto come riesumazione di un passato lontano nel tempo, nelle forme e nei modi, ma come una riscoperta.

Quindi non organismo alieno piombato dal nulla, ma anzi frutto nei colori, nei materiali e nella storia dello stesso territorio circostante.

La buona architettura dei nostri avi e ancora oggi in esempi forse sempre più frequenti, nonostante l’industrializzazione edilizia, è figlia dell’ambiente, delle caratteristiche fisiche e morfologiche del luogo, e ne rispetta le linee, i colori, il gioco delle ombre. Ne rispetta il genius loci. Tipologicamente ascrivibile nel campo delle case con patio, la Domus rievoca e riscopre la nascita della villa tipica delle nostre campagne, casa di diletto ma anche di lavoro nei campi, parzialmente chiusa per protezione da qualsiasi pericolo esterno e viceversa aperta verso la corte centrale.

Le case con patio hanno infatti peculiari la disposizione degli ambienti intorno a spazi scoperti privati e la mancanza, o la notevole limitazione, di aperture verso l’esterno. Questa forma distributiva degli spazi ha antichissime origini, fin dagli elementari tipi di casa ad atrium italica, assorbiti e fatti propri dalle domus romane.

Rievocazione e riscoperta, perciò, poiché diversi studi di analisi del processo tipologico edilizio hanno dimostrato la continuità fra i tipi residenziali tardoromani e le varie forme di edilizia “a corte”, diffusa fino al ‘500 in molte regioni italiane, Emilia Romagna compresa. Questa struttura a corte presenta alcuni tratti caratteristici: costruzione a due piani priva di affacci sulla strada o sulla campagna circostante, dotate sul lato interno di un portico, sormontato da una loggia, sul quale si aprono tutti i vani principali.

[di Andrea Solmi]

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