Crevalcore e la guerra civile romana

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Immagine tratta da Wikipedia

Crevalcore: nomen est omen

Finora lo scorrere della storia non ha intaccato il piccolo centro di Crevalcore con battaglie, fama o gloria eccezionale fatta per il celeberrimo Marcello Malpighi. Ma le cose stanno per cambiare. Il nome del comune di Crevalcore deriva con ogni probabilità dal sintagma crepi(tum) corium, ossia “scorza, superficie crepata”, a designare una zona, al limite delle valli, in cui il ritirarsi dell’acqua nei periodi estivi produceva le tipiche screpolature dei terreni paludosi. Ma esiste un’altra versione del mito, la cui origine è legata alle convulse lotte di potere che seguirono all’assassinio di Caio Giulio Cesare e all’ascesa al potere del primo imperatore romano, Ottaviano Augusto.

 

La guerra civile

15 marzo 44 a.C.: Caio Giulio Cesare, console, pontefice massimo, e dittatore perpetuo della Repubblica Romana, cade sotto i colpi di ventitré pugnalate vibrate dai congiurati nella curia del Senato. Le mani insanguinate si dividevano in due schiere: i repubblicani, che non si rassegnano al cambio epocale che si stava avviando nella reggenza dello Stato, e i cesariani delusi dal comportamento del dittatore, forse relegati in ruoli che consideravano poco prestigiosi. Ma l’atto che doveva eliminare la minaccia per la repubblica ne sancisce invece la fine. I congiurati, sicuri di aver agito per difendere la tradizione e l’ordinamento repubblicano, si trovano contro il popolo. La fazione repubblicana si vide stretta tra le forze dei due grandi eredi di Cesare: Marco Antonio, il suo più fidato luogotenente, e Ottaviano, nipote del dittatore e nominato erede diretto nel testamento di Cesare. In un susseguirsi vorticoso di alleanze variabili e alterne vicende, la guerra civile romana si concluse con il successo del giovane Ottaviano, che ascese al potere come primo vero imperatore romano con il nome di Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto.

Nella zona di Modena si svolse nel 43 a.C. una parte importante della prima fase della guerra civile, la cosiddetta guerra di Mutina che vedeva opposti da una parte Marco Antonio e dall’altra le forze dei consoli Aulo Irzio e Gaio Vibio Pansa, alleati temporaneamente con Ottaviano. La guerra si concluse dopo la battaglia di Forum Gallorum e la battaglia di Mutina con una vittoria tattica dei repubblicani, che sconfissero Antonio sul campo, vittoria che fu resa completamente irrilevante solo poche settimane dopo, quando la situazione politico-strategica mutò completamente con l’alleanza tra Marco Antonio e Ottaviano, che sarebbe sfociata nell’accordo del secondo triumvirato tra Marco Antonio, Ottaviano e Marco Emilio Lepido, discendente dell’omonimo fondatore della Via Emilia e stretto collaboratore di Cesare.

 

La strenua difesa del generale Pansa

Proprio a uno dei protagonisti di questa vicenda si deve, secondo una delle leggende, il nome dell’odierno comune di Crevalcore. Di famiglia etrusca, Caio Vibio Pansa Caetroniano era asceso alle cariche pubbliche grazie all’amicizia con Giulio Cesare, con il quale aveva servito in Gallia. Fu uno dei suoi più fidati sostenitori nel conflitto contro Gneo Pompeo Magno e il partito degli Ottimati. Riconosciuto da tutti come un moderato e un sostenitore del compromesso pacifico, Pansa divenne la guida dei cesariani moderati, che non desideravano distruggere l’eredità di Cesare ma sostenevano il ritorno alla forma repubblicana tradizionale, cosa che lo mise in rotta di collisione con Marco Antonio, senza tuttavia essergli completamente ostile: Pansa non aveva nessuna intenzione di abbracciare la fazione anti-cesariana e dare inizio ad una nuova ondata di guerre civili.

Questo lo portò ad avvicinarsi ad Ottaviano, che in quel periodo si stava alleando con i repubblicani per limitare il potere di Marco Antonio. Per queste sue posizioni neutrali fu eletto console in seguito alla morte di Giulio Cesare, e incaricato dal Senato di sconfiggere Marco Antonio, che nel frattempo stava dando la caccia a Decimo Giunio Bruto, uno dei principali cesaricidi. Le legioni di Antonio e quelle repubblicane, con l’aiuto di quelle di Ottaviano, si scontrarono una prima volta a Forum Gallorum, presso l’attuale Castelfranco Emilia, e una seconda nei pressi della città di Mutina. La battaglia di Forum Gallorum fu particolarmente cruenta, in quanto metteva, gli uni di fronte agli altri, veterani fedeli ai loro comandanti, che avevano combattuto insieme fino a pochi mesi prima. Lo storico Appiano racconta che lo scontro tra i soldati schierati dalle due fazioni si svolse in un cupo silenzio: i legionari si battevano senza emettere grida o esortazioni, in un corpo a corpo frontale e compatto. Essi conoscevano bene i loro compiti e le operazioni di battaglia, e le eseguivano senza quasi bisogno di istruzioni: il massacro impressionò le reclute inesperte che i consoli avevano recuperato durante il viaggio da Roma, che osservavano sconvolte la micidiale e silenziosa azione dei compagni esperti.

Durante gli scontri il console Pansa, che combatteva in prima fila, rimase ferito gravemente. Trasportato d’urgenza a Bononia, vi morì due giorni dopo.

Sulla sua morte, così come su quella dell’altro console, Aulo Irzio, avvenuta durante la successiva battaglia di Mutina, si sono succedute numerose storie e interpretazioni. Pansa era un generale esperto, amato e rispettato dalle legioni, amico personale di Cesare, ma non contrario al ritorno del potere al Senato dopo la morte del dittatore perpetuo. La sua morte avrebbe sicuramente sgombrato il campo del giovane, ambizioso, spietato Ottaviano, futuro primo Imperatore di Roma.

Le truppe di Pansa, accampate tra Mutina e Bononia, sfinite per la battaglia e affrante per la morte del loro comandante, nominarono il luogo grava(tum) cor, “cuore triste, oppresso”, trasformato poi in Gravacor, Gravalcore, e infine Crevalcore.

Che si preferisca questa versione più sentimentale o che si scelga quella legata alla geografia del territorio, resta il fatto che la zona tra Bologna, Modena e Ferrara ha visto svolgersi tra le sue campagne apparentemente così tranquille alcune delle battaglie che hanno definito le sorti prima della Repubblica e poi dell’Impero Romano. Tracce di queste memorie restano nel territorio, affiorando dalla terra nera dell’Emilia per arrivare fino a noi.

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