Emilia, terra di etruschi

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Quella che oggi chiamiamo Emilia Romagna è famosa nella storia di Roma antica come la provincia chiamata Gallia Cisalpina. La sua storia però precede i romani, riportandoci indietro fino al IX secolo a.C., quando un altro grande popolo italico viveva in quelle terre fertili: gli etruschi.

In pianura padana gli etruschi fondarono dodici città principali legate da rapporti commerciali e politici. Fra queste, l’unica oggi visitabile dal pubblico è Kainua, ovvero “la nuova”, corrispondente all’odierna Marzabotto in provincia di Bologna. Lo scavo e lo studio di Kainua, ad opera dell’equipe della cattedra di Etruscologia dell’Università di Bologna, ha permesso di acquisire nuove conoscenze sulla struttura delle città etrusche, poco indagate poiché generalmente situate in zone oggi densamente abitate. Vediamola in dettaglio.

L’antica Marzabotto fu fondata nel VI secolo a.C. in un pianoro scelto per le condizioni favorevoli dovute alla vicinanza del fiume Reno e delle colline. Tra il 550 e il 500 a.C. fu caratterizzata dalla presenza di grosse capanne, almeno un impianto artigianale, una fonderia e un santuario dedicato al culto delle acque salutari (presso una sorgente naturale). Nella seconda fase (inizi del IV secolo a.C) all’abitato precedente si sovrappose la fondazione di una nuova città dal rigoroso impianto urbanistico articolato su quattro assi stradali principali perfettamente orientati secondo i punti cardinali.

All’interno della città etrusca c’erano delle zone residenziali, strutture artigianali, un’area sacra dove si trovavano il tempio dedicato a Tinia, il Giove etrusco, e quello, di recente scoperta, dedicato a Uni, la Giunone etrusca. Immediatamente al di fuori della città si trovavano le due necropoli. Nell’estremità nord orientale del pianoro vi erano due aree sacre: il santuario fontile, in questa fase reso più monumentale, e un’altra area di culto. A nord-ovest si trovava una vera e propria acropoli, in posizione rialzata rispetto all’abitato, dove si potevano trovare diversi edifici di culto.

Agli inizi del IV secolo la calata dei Celti determinò la fine della città, abbandonata in seguito all’occupazione di una popolazione gallica. Nel tempo divenne un avamposto militare. Intorno al II secolo a.C., con la romanizzazione della zona, l’area dell’antica Marzabotto rimase esclusa dai principali transiti viari e fu occupata solo da una piccola villa romana. Questo isolamento ha consentito che la città etrusca si conservasse senza essere obliterata da successive fasi abitative e arrivasse ai nostri giorni come preziosa testimonianza dell’aspetto e delle caratteristiche delle città etrusche che tanto ha influenzato i più famosi cugini romani.

Di Camilla Rinaldi

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