La conquista di Roma

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Roma
Galata Morente (immagine tratta da Wikipedia)

La Via Emilia, una strada lungo cui costruire una civiltà

Le prime incursioni di Roma in Emilia avvennero intorno al 300 a.C., ma ci volle più un secolo perché le legioni romane spezzassero definitivamente le resistenze celtiche: in quegli anni infatti Roma era impegnata in una lotta all’ultimo sangue per la supremazia nel Mediterraneo contro quella che era all’epoca la sua acerrima avversaria: Cartagine. L’avventura di Annibale fornì ai Boii l’occasione di arginare l’espansione di Roma, ma con la sconfitta dei Cartaginesi Roma rivolse tutte le sue legioni, organizzate e addestrate da vent’anni di guerra continua, contro la Gallia Cisalpina. I Celti, politicamente disuniti e senza una vera organizzazione militare, non avevano scampo. Gli scontri durarono ancora qualche anno, finché nel 190 a.C. i Boii furono costretti ad abbandonare anche la loro ultima roccaforte. L’anno successivo il console Marco Emilio Lepido iniziava i lavori della strada che porta ancora il suo nome e che sarebbe stata il volano dello sviluppo della regione per più di duemila anni: nasceva la Via Emilia, e con lei, l’Emilia come noi la conosciamo. Lungo il suo percorso i Romani avrebbero fondato o ampliato centri pressoché equidistanti, in modo che sia le legioni a piedi sia i carri carichi di beni potessero muoversi velocemente e con sicurezza da una tappa all’altra. La rete stradale subì numerosi allargamenti ed espansioni, collegando anche i villaggi più piccoli.

 

La conquista di Roma

In seguito alla conquista romana, la provincia della Gallia Cisalpina conobbe un secolo di pace e di immenso sviluppo economico, diventando una delle aree più ricche e popolose della romanità. Ma tensioni si agitavano sotto la superficie: gli abitanti delle colonie di tutta l’Italia rivendicavano più autonomia e soprattutto il diritto di acquisire la cittadinanza romana. Fu in seguito a queste tensioni che, nel 91 a.C., scoppiarono le guerre sociali (dal latino socii, “alleati”), una serie di conflitti tra il governo centrale di Roma e le popolazioni periferiche, che tuttavia si consideravano ormai pienamente romane. Gli scontri durarono tre anni e videro il riconoscimento della cittadinanza ai popoli italici. Fu una concessione non priva di limiti comunque, in quanto i cittadini romani per esercitare il diritto di voto nelle assemblee dovevano comunque presentarsi di persona entro le mura dell’Urbe. Il cambiamento più significativo fu comunque la trasformazione di numerose colonie romane, tra cui Bononia e Mutina, in municipia, istituzioni dotate di una certa autonomia di governo, con il diritto ad avere un senato e ad eleggere rappresentanti locali.

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