Aprilis, dedicato a Venere

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Veneralia

Aprile, in latino Aprilis, secondo alcuni studiosi deve il suo nome al verbo latino “aperire”, aprire, ad indicare come Aprile sia il periodo in cui si schiudono i fiori. Altri studiosi, invece, ipotizzano che il nome autentico fosse “Aphrilis”, simile ad Aphrodite, Afrodite quindi Venere in greco. Il legame con la dea della bellezza starebbe nel fatto che durante questo mese la natura si mostra in tutta la sua bellezza.

Inoltre il primo giorno di Aprile veniva celebrata una festa in onore di Venere. 

In inglese il mese si chiama April. Molto vicino all’originale nome romano Aprilis, un ponte fra le lingue attraverso i secoli.

Festività di Aprilis/Aprile

1 Aprile: Veneralia, festa in onore di Venere

4-10 Aprile:  Megalesia, festa in onore di Cibele

12-19 Aprile:  Cerealia, festa in onore di Cerere

15 Aprile: Fordicidia, festa in onore di Tellus, dea romana della terra

21 Aprile: Palilia, festa in onore di Pale, protettrice degli allevatori e del bestiame

                Natale di Roma

23 Aprile: Vinalia priora, festa in onore di Giove e Venere

25 Aprile: Robigalia in onore di Robigus, dio della ruggine del grano

28 Aprile-1 maggio: Floralia, festa in onore di Flora, dea della Primavera

[di Camilla Rinaldi]

In Latino: la morte di Tiberio

Nunc Iam Tiberium corpus, iam vires, nondum dissimulatio deserebat: idem animi rigor; sermone ac vultu intentus quaesita interdum comitate quamvis manifestam defectionem tegebat. Mutatisque saepius locis tandem apud promunturium Miseni consedit in villa cui L. Lucullus quondam dominus. Illic eum adpropinquare supremis tali modo compertum. Erat medicus arte insignis, nomine Charicles, non quidem regere valetudines principis solitus, consilii tamen copiam praebere. Is velut propria ad negotia digrediens et per speciem officii manum complexus pulsum venarum attigit. Neque fefellit: nam Tiberius, incertum an offensus tantoque magis iram premens, instaurari epulas iubet discumbitque ultra solitum, quasi honori abeuntis amici tribueret. Charicles tamen labi spiritum nec ultra biduum duraturum Macroni firmavit. Inde cuncta conloquiis inter praesentis, nuntiis apud legatos et exercitus festinabantur. Septimum decimum kal. Aprilis interclusa anima creditus est mortalitatem explevisse; et multo gratantum concursu ad capienda imperii primordia G. Caesar egrediebatur, cum repente adfertur redire Tiberio vocem ac visus vocarique qui recreandae defectioni cibum adferrent. Pavor hinc in omnis, et ceteri passim dispergi, se quisque maestum aut nescium fingere; Caesar in silentium fixus a summa spe novissima expectabat. Macro intrepidus opprimi senem iniectu multae vestis iubet discedique ab limine. sic Tiberius finivit octavo et septuagesimo aetatis anno.

Versione italiana

Ormai abbandonavano Tiberio le forze del corpo, non ancora la dissimulazione: la freddezza dell’animo la stessa; nascondeva il venir meno, sebbene manifesto, controllandosi nel discorso e nell’espressione del volto, talvolta con una affettata cordialità. Dopo aver cambiato più volte le residenze, alla fine si stabilì presso il promontorio di Miseno in una villa che aveva avuto un tempo come padrone C. Lucullo. Là si venne a sapere in tal modo che egli si avvicinava agli ultimi. C’era un medico famoso per la sua abilità, di nome Caricle, che a dire il vero non era solito curare i malanni del principe, ma fornirgli la possibilità di consultarlo. Egli partendo col pretesto di affari privati e stringendogli la mano in atto di omaggio, tastò il polso. Né riuscì ad ingannare: Tiberio, infatti, non si sa se offeso e tanto più soffocando l’ira, ordinò di riprendere il banchetto e rimase a tavola più del solito come se volesse rendere onore all’amico che partiva. Caricle tuttavia assicurò a Macrone che lo spirito vitale veniva meno e che non sarebbe durato oltre due giorni. Quindi si affrettavano tutte le decisioni con colloqui tra i presenti, con messaggi ai governatori e agli eserciti. Bloccatosi il respiro il diciassettesimo giorno prima delle calende di aprile, si credette che fosse morto; e G. Cesare usciva a prendere le primizie dell’impero tra una gran folla di persone che si congratulavano, quando all’improvviso venne riferito che a Tiberio ritornavano la voce e la vista e che chiamava qualcuno che gli portasse del cibo per riprendersi dallo sfinimento.

Da qui paura in tutti e tutti gli altri si disperdevano qua e là, ciascuno si fingeva triste o ignaro; Cesare immobile e muto, dall’apice della speranza, aspettava gli estremi supplizi. Macrone, imperturbabile, ordinò di soffocare il vecchio col gettargli sopra molte coperte e di allontanarsi dalla porta. Così morì Tiberio nel settantottesimo anno d’età.

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