Epitaffio di Sicilo, la canzone più antica

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La poesia greca antica venne composta dai suoi autori per essere cantata e accompagnata dalla musica di vari strumenti. Molti studi sono stati fatti per cercare di ricostruire la musica che accompagnava i testi che ci sono stati tramandati,  e per fare questo gli studiosi hanno analizzato l’alternanza delle sillabe lunghe e corte, l’aspetto degli strumenti musicali, l’utilizzo delle lettere per rappresentare le note, le proporzioni matematiche degli intervalli musicali stabilite dagli antichi greci e tanti altri fattori. Una delle composizioni che è stato possibile ricostruire e che tanto ha contribuito alla storia della musica antica è l’Epitaffio di Sicilo ovvero la composizione completa più antica mai ritrovata, corredata anche di note musicali e in grado di indicare i tempi sonori della melodia. Proprio questa sua completezza l’ha subito posta al centro dell’interesse degli studiosi nonostante esistano composizioni più antiche, ma incomplete e prive di una partitura intera. L’epitaffio risale ad un periodo di tempo compreso fra il II secolo a.C e il I d.C, ed è iscritta sopra ad una piccola colonna. Il testo è suddiviso in tre parti: l’epigramma di 6 righe, la canzone in 6 righe e la dedica finale. Nell’epigramma l’iscrizione, di tipo distico elegiaco,  parla dicendo di essere un’immagine che Sicilo pose come segno durevole di un ricordo immortale, evocando così il tema del ricordo eterno del committente anche dopo la sua morte. La canzone vera e propria richiama il tema del carpe diem, della caducità della vita esortando a godersi il poco tempo che è concesso di vivere senza affliggersi. La dedica  finale, infine, è di difficile interpretazione perché, nonostante sia intelligibile, lascia aperto il dubbio riguardante la paternità, reale o metaforica, di Sicilo. Alcuni studiosi ritengono che la canzone sia stata dedicata da un uomo, Sicilo appunto, in onore della sua defunta moglie Euterpe, altri invece ritengono che Euterpe sia una dea della musica.

La stele

Il ritrovamento della stele avvenne durante la costruzione di una linea ferroviaria presso la città di Aydın, nella moderna Turchia. La stele fu trovata nel 1883 e rimase di proprietà di Edward Purser, impresario danese responsabile della costruzione della linea ferroviaria, il quale ne fece  tagliare la base in modo da mantenere la colonna in posizione eretta e consentire così alla moglie di posarci sopra un vaso di fiori. Questo taglio ha comportato la perdita di un’ulteriore riga di testo di cui non è rimasta nessuna documentazione. La stele entrò poi in possesso del genero di Purser, che la portò in una città vicino Smirne dove venne conservata fino al 1922, quando fu portata a L’Aia dal console olandese della metropoli Turca. Nel 1966, infine, giunse nel museo Nazionale di Copenaghen dove è tutt’ora conservata.

L’Epitaffio di Sicilo

ΕΙΚΩΝ Η ΛΙΘΟΣ
ΕΙΜΙ · ΤΙΘΗΣΙ ΜΕ
ΣΕΙΚΙΛΟΣ ΕΝΘΑ
ΜΝΗΜΗΣ ΑΘΑΝΑΤΟΥ
ΣΗΜΑ ΠΟΛΥΧΡΟΝΙΟΝ

Ὅσον ζῇς φαίνου·
μηδὲν ὅλως σὺ λυποῦ·
πρὸς ὀλίγον ἐστὶ τὸ ζῆν.
τὸ τέλος ὁ χρόνος ἀπαιτεῖ.

Σείκιλος Εὐτέρ[πῃ]

Un’immagine, [io,] la pietra,
sono; mi pone
qui Sicilo,
segno durevole
di un ricordo immortale

Finché vivi, mostrati al mondo,
non affliggerti per nulla:
la vita dura poco.
Il tempo esige il suo tributo.

Sicilo di Euterpe

[di Camilla Rinaldi]

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