Maius e le Ambarvalia

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Ambarvalia

Le ambarvalia erano una serie di riti che si svolgevano nell’antica Roma alla fine di Maggio.

Il loro scopo era quello di propiziare la fertilità dei campi e per questo erano celebrati in onore della dea Cerere.

In età regia venivano celebrati tra la quinta e la sesta pietra miliare da Roma, a Festi che all’epoca coincideva con il confine dei territori dei romani.

Il nome deriva dalle parole ambio, vado in giro, e arvum, campo, in quanto durante queste celebrazioni venivano sacrificati un maiale, una pecora e un toro dopo averli fatti passare tre volte attorno ai campi. Esistevano due tipi di ambarvalia, quelli privati e quelli pubblici.

Quelli privati venivano celebrati nei villaggi e nelle fattorie dai capofamiglia accompagnati dai figli e dai servi.

Quelli pubblici si celebravano invece appena fuori città per mano dei dodici frates arvales che procedevano alla testa della processione composta dai cittadini di Roma che possedevano terreni e vigneti e durante la quale si elevavano preghiere alla dea Cerere.

In un’iscrizione del 218 .C. è stata ritrovata una di questa preghiere chiamata Carmen Ambarvale e che recita:

 <(…) enos Lases iuvate neve lue rue Marmar (si)ns incurrere in pleores Satur fu fere Mars limes sali sta berber. (sem)unis alternei advocapit conctos enos Marmor iuvato Triumpe triumpe triumpe triumpe triumpe.>>

CIL IV, 32388

 << Oh Lari aiutateci, non permettere Marte, che la rovina ricada su molti , sii sazio, crudele Marte. Vai oltre la soglia. Rimani fermo lì. Invocate tutti gli dei del raccolto. Aiutaci oh Marte. Trionfo trionfo trionfo trionfo trionfo!>>

[di Camilla Rinaldi]

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