Musica antica e come registrarla

0
284
Musica antica

La musica antica era senza dubbio bellissima, aveva i suoi ammiratori ed era giustamente considerata una forma d’arte. Ci siamo mai chiesti come facessero gli artisti a scambiarsi i brani di maggior successo?

Il linguaggio musicale inizialmente fu trasmesso nella sola forma orale e veniva tramandato da una generazione all’altra grazie ai cantori. Con l’avanzare della civiltà nacque però la necessità di fissare in forma scritta le leggi che regolavano il linguaggio musicale e ci si pose il problema di trovare un sistema simbolico che permettesse di definire sia l’altezza sia il ritmo di una melodia. Le origini della notazione musicale europea si possono ritrovare nei simboli abbreviati che venivano usati per la recitazione orale dai popoli greci e orientali (ectofonetica). La notazione musicale si è evoluta nel tempo e questo ha portato ad una codifica degli elementi primari (altezza, durata, intensità e timbro) e secondari (linee, segni, parole, abbreviazioni e segni grafici).

Notazione alfabetica

La notazione musicale più antica si avvalse delle lettere dell’alfabeto, da qui il nome “notazione alfabetica”. Le lettere dell’alfabeto, collocate sopra le sillabe da cantare, rappresentavano i suoni, mentre linee e punti, posti sempre sopra le lettere stesse, andavano a raffigurare i valori. Questo sistema diede vita ad una notazione chiara e semplice che non lasciava dubbi sull’intonazione da darsi ai singoli caratteri adoperati e che ben si adattava a sistemi musicali come quelli antichi che erano privi di complicazioni polifoniche e limitanti il loro ambito modale e le loro melodie in una scala relativamente breve. La si può trovare in alcuni sistemi musicali molto antichi come quello cinese e quello indiano, oltre che nel sistema musicale greco, dove ne troviamo traccia sin dal VII secolo a.C. e dove fu largamente utilizzata per rappresentare i tre generi di musica da loro utilizzati: il diatonico, il cromatico e l’enarmonico. Nella notazione alfabetica utilizzata dai greci, i caratteri alfabetici di origine diversa vennero utilizzati per rappresentare i suoni strumentali e i suoni vocali. Questo sistema passò dai greci ai romani che fecero largo uso dell’alfabeto greco per rappresentare i suoni della musica, sia strumentale sia vocale.
Dopo la caduta dell’impero romano la notazione alfabetica cadde nell’oblio mentre intanto fiorivano le nuove notazioni orientali a segni convenzionali e in Occidente la notazione neumatica. Nell’VIII secolo, infatti, presero forma i segni sonori detti neumi che vennero scritti sopra il testo letterario e che indicavano approssimativamente l’andamento della melodia.

Scrittura neumatica e notazione

Con il sec. XI e con l’adozione definitiva del sistema di notazione e di solfeggio ideato da Guido d’Arezzo ogni movimento melodico, ogni combinazione armonica trovò la sua interpretazione, prima nelle figure della scrittura neumatica, poi in quelle della notazione quadrata, che del resto discendeva direttamente dalla neumatica; sicché al sistema alfabetico non rimasero altri campi d’azione fuorché quelli della musica teorica (scolastica) e della musica strumentale. Ai giorni nostri l’uso della notazione alfabetica è del tutto scomparso, sono rimaste delle tracce solo nell’antico sistema in alcune particolarità della notazione contemporanea, per esempio nelle chiavi, che sono trasformazioni delle lettere F (chiavi di fa), C (chiavi di do), G (chiavi di sol) e nei segni del bemolle e del bequadro che, in origine, erano un b rotondo e un b quadrato.

(di Camilla Rinaldi)

 

 

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

13 − 10 =