Pompei: da un graffito in Regio V rivista la data di eruzione

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I nuovi scavi a Pompei nella Regio V hanno portato alla scoperta, ad ottobre 2018, di un graffito a carboncino in una stanza ancora da ristrutturare che fa pendere di nuovo, e decisamente, la scelta come data di possibile eruzione di Pompei quella del 24 ottobre 79 d.C..

Per secoli si è creduto che la data dell’eruzione di Pompei fosse il 24 agosto, sulla base delle trascrizioni della lettera di Plinio il giovane che racconta la tragica morte dello zio Plinio il Vecchio. Ad un certo punto gli amanuensi che copiavano, secolo dopo secolo, il testo in latino, avevano trascritto “Augustus” invece di “October” (o meglio le loro abbreviazioni Aug e Oct) e questa differenza fra i testi conservati nelle diverse biblioteche dei monasteri era da molto tempo oggetto di riflessione. Gli esseri umani sbagliano, una parola (soprattutto se scritta a mano) può essere di difficile interpretazione, e il monaco amanuense doveva ad un certo momento prendere una decisione su come interpretare un testo che stava copiando. A distanza di secoli l’errore iniziale di un singolo amanuense di uno sperduto monastero si continuava poi a perpetuare con tutti i monaci che ricopiavano quel testo.

La versione che riportava la data di agosto è sembrata per secoli la più probabile per l’antichità, l’attendibilità della fonte, la diffusione del testo.

In poche parole ad un certo punto gli storici, trovandosi di fronte due versioni dello stesso testo con delle differenze, hanno tirato una metaforica moneta, puntando sull’ipotesi più probabile secondo le conoscenze dell’epoca.

Da diversi anni sono però spuntati, qua e là all’interno degli scavi, elementi che hanno cominciato a mettere in discussione questa ipotesi. La presenza di bracieri nelle stanze (che a fine agosto sarebbero perlomeno esagerati, soprattutto nei dintorni di Napoli), una moneta che non sarebbe stata ancora coniata nel mese di agosto, la presenza di melograne fresche e fichi, il vino nuovo già nelle anfore.

La frase contenuta nel nuovo graffito trovato nella Casa del Giardino di Pompei, scritta con un carboncino su un muro che si doveva ridipingere, è un altro tassello che porta la datazione dell’eruzione del 79 d.C decisamente verso ottobre.

La frase, probabilmente un motteggio che non voleva certo passare alla Storia, è la seguente:

XVI (ante) K(alendas) Nov(embres) in[d]ulsit
pro masumis esurit[ioni].
“Il 17 ottobre lui indulse al cibo in modo smodato”

Nessun riferimento all’anno in corso nella frase, ma il fatto che la scritta a carboncino, materiale molto deperibile, fosse chiaramente visibile rende probabile che sia stata scritta una settimana prima dell’eruzione piuttosto che dieci mesi prima.

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