Il progetto Romano

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Progetto Romano

Come nasceva un progetto nella Roma antica?

Per ottenere l’incarico di costruire un edificio, un architetto doveva vincere un concorso pubblico, o trovare un committente facoltoso disposto a finanziare l’opera. Una volta ottenuto l’incarico doveva presentare il progetto al finanziatore e iniziare a discuterlo.

Generalmente la documentazione consisteva in piante, prospetti, particolari costruttivi e prospettive.

Vitruvio racconta che, anche a quei tempi, i progetti erano illustrati con disegni tecnici e prospettive colorate. Poi, siccome piante e disegni tecnici, per quanto esatti, non potevano dare un’idea chiara dell’edificio a chi non fosse del mestiere, si richiedeva che il lavoro venisse completato da un modellino in scala. Con esso non era possibile confondersi e chiunque sarebbe stato in grado di giudicare la validità del progetto.

Da questo sistema empirico di progettazione si passò poi al disegno fatto in scala, come lo si conosce oggi. Ne esistono vari esempi di epoca romana e il più importante di essi è certamente la gigantesca Forma Urbis Severiana, databile tra il 203 ed il 209 d.C.: una lastra di marmo di tredici metri per 18,10 che era affissa ad una parete del Foro della Pace. Su di essa era stata incisa una planimetria precisissima dell’Urbe, basata probabilmente sul catasto dell’epoca, in scala 1 a 240. Purtroppo di tale opera oggi rimangono solo pochi frammenti, per circa un decimo della sua intera superficie, ma sono ancora visibili le abitazioni private riportate in dettaglio, con ambienti, atrii, peristilii ed altri particolari costruttivi.

Ci rimangono esempi di altre piante più modeste, anche se molto interessanti, come quella incisa su una lastra sepolcrale dove, accanto alla piante della tomba con annesso triclinio per i refrigeria in onore dei defunti, si vedeva anche quella della casa a due piani del custode.

Di particolare interesse è una planimetria in mosaico, emersa in alcuni scavi effettuati nell’Ottocento in Via Marsala a Roma, nei pressi della stazioni Termini. Si tratta di tre frammenti di un pavimento sul quale era stata riportata la pianta in un impianto termale, un edificio che in grandezza naturale doveva avere un lato di 24 metri.Progetto_romano
Nella planimetria sono rappresentate varie sale dotate di vasche che fanno pensare ad uno stabilimento termale di grandezza media, come molti altri gestiti da privati. Era probabilmente uno dei 170 impianti termali funzionanti a Roma in epoca imperiale, alcuni dei quali, come dicono le fonti letterarie e i resti archeologici, di dimensioni gigantesche.
Questo frammento di mosaico è particolarmente interessante perché è la riproduzione esatta, in scala 1/16, di un disegno che rappresentava la planimetria esecutiva dell’impianto. Non solo, ma di ogni ambiente si vedono segnate le misure in lunghezza e larghezza espresse in piedi romani (29,6 centimetri) e l’insieme è corredato di dettagli tecnici come la posizione delle canalizzazioni per il passaggio dell’acqua e del vapore surriscaldato. La pianta doveva probabilmente occupare la parte centrale di un pavimento di mosaico di maggiori dimensioni o comunque avere in esso la posizione dominante, e questo fa capire quanta importanza i romani attribuissero al progetto delle opere che poi dovevano realizzare.

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